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Il Coronavirus come l’epidemia di HIV/AIDS? Basta ca%%ate! Ecco perché il paragone non regge

La diffusione del nuovo Coronavirus e le imponenti misure intraprese per contrastarlo ci pongono davanti ad uno scenario inedito. Solo poche settimane fa mai ci saremmo immaginati di dover restare chiusi in casa a causa di un virus. Eppure, eccoci qua.

In questi giorni di quarantena, tanto in Italia quanto all’esterno, da più parti si è tentato di azzardare paragoni tra l’epidemia virale che stiamo vivendo con ciò che avvenne negli anni ’80 con l’epidemia di HIV/AIDS. Un paragone che, tuttavia, non regge al peso della storia.

Lo racconta benissimo Mark S. King, scrittore e attivista, che in un articolo del suo blog My Fabulous Disease mette la parola fine a certi paragoni. Inaccettabili per chi quegli anni li ha vissuti sulla propria pelle.

L’autore ci ha autorizzato a condividere le sue parole, per cui eccone la traduzione.

Smetti di paragonare il Coronavirus con gli inizi di HIV e AIDS. Semplicemente fermati.

Le persone mi chiedono se oggi le nostre vite siano come i primi anni di HIV e AIDS, e io voglio urlare. Non c’è paragone. Semplicemente, basta.

A nessuno fregava delle persone che morivano per l’AIDS nei primi anni dell’epidemia. I mercati azionari non si mossero. Il presidente non tenne conferenze stampa. Non furono spesi miliardi di dollari.

Nei primi anni ’80 l’AIDS uccideva le persone giuste, ovvero, gli omosessuali, i tossicodipendenti e gli uomini e le donne neri. Non c’è paragone con un nuovo focolaio virale che potrebbe uccidere le persone che la società in realtà apprezza, come tua nonna e le sue amiche nella casa di cura.

Parlare di HIV nei primi anni dell’epidemia significava parlare di sesso anale, condivisione di siringhe, preservativi, religione e chi Dio stava punendo. Abbiamo dovuto scalare montagne di pregiudizi sociali per educare le persone alle basi del rischio e delle modalità di trasmissione.

Attivisti di ACT UP gettano le ceneri dei propri cari sul prato della Casa Bianca
Attivisti di ACT UP gettano le ceneri dei propri cari sul prato della Casa Bianca

In quegli anni, l’allontanamento sociale era più facile dato che i corpi dei nostri amici erano così consumati dalle lesioni viola scure sulla pelle che erano appena riconoscibili come umani. Non ci sono state spese del Congresso che promettessero loro di avere un congedo di malattia o di aiutarli con le loro spese mediche. Furono cacciati dai loro appartamenti e poi morirono nelle stanze degli ospiti di coloro che avevano lo spazio e il fegato di prendersi cura di loro.

Decine di migliaia di persone morirono per le complicazioni legate all’AIDS prima che il Governo iniziasse ad occuparsene. Tante, tante, tante di queste persone hanno trascorso i loro ultimi respiri al centro delle proteste nelle strade chiedendo giustizia e sollievo. Le loro ceneri furono scaricate sul prato della Casa Bianca.

Quell’attivismo ha riverberi ancora oggi nel lavoro dei sostenitori della salute pubblica e della comunità. Questa è una differenza, non una similitudine.

Tentare di fare paragoni del tipo- oh! Sembra così spaventoso e ci sono linee al supermercato e le persone devono stare lontane le une dalle altre. Ehi, è come quando è successo l’HIV? – è un insulto al coraggio e al sacrificio dei vivi e dei morti.

Non c’è paragone. Fanculo. Semplicemente basta.

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