Facendo il test dell’HIV, che si effettua tramite un semplice prelievo del sangue. In caso di sieropositività, il test rileva la presenza di anticorpi "anti-HIV", prodotti dall'organismo per contrastare il virus.
Il test, eseguito con la metodica ELISA, è molto migliorato negli anni per la precisione e per la velocità nel rilevare gli anticorpi dopo il presunto contagio. E’ chiamato anche test di screening in quanto, se positivo, necessita di un altro test di conferma con altra metodica.
Dire il “test dell’AIDS” è errato in quanto il test evidenzia solo se una persona è infetta da HIV e non se è malata di AIDS. L'AIDS, infatti, è la fase terminale dell'infezione da HIV.
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L’HIV può colpire tutti: per molto tempo si è pensato che l’HIV colpisse solo alcune categorie della popolazione. Oggi, invece, sappiamo che la trasmissione del virus è legata ad alcuni comportamenti e può colpire chiunque. In particolare:
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le persone sessualmente attive (essendo un virus a trasmissione sessuale), indipendentemente dagli orientamenti sessuali e dall’età;
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chi condivide aghi o strumenti per l'iniezione, ad esempio, di sostanze stupefacenti, steroidi, ecc… .
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Potresti essere sieropositivo/a senza essertene accorto. Se hai contratto il virus possono:
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comparire alcuni sintomi che, però, si confondono con quelli di tipo influenzale: febbre, mal di testa, dolori muscolari ed articolari, mal di stomaco, linfonodi ingrossati e/o eruzioni cutanee. Possono durare pochi giorni, oppure una o due settimane;
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non presentarsi particolari campanelli d’allarme (persone asintomatiche, cioè che non mostrano alcun sintomo) anche per vari anni. Tuttavia, in questo periodo di apparente calma, il virus continua a moltiplicarsi all’interno del corpo e si possono contagiare altre persone.
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Solo dopo 3 mesi dal presunto contagio è possibile avere una diagnosi certa. Questo perché gli anticorpi anti-HIV non si formano appena il virus penetra nell'organismo. Esiste il cosiddetto “periodo finestra” durante il quale non è ancora avvenuta la sieroconversione, anche se si è stati contagiati e si può contagiare gli altri.
Il test ELISA può rilevare la presenza di anticorpi “anti-HIV” entro 2-4 settimane dal presunto contagio nella maggioranza dei casi. Tuttavia, la sieroconversione dipende da molti fattori individuali. In particolare la formazione di anticorpi avviene tra 1 e 3 mesi, tuttavia è opportuno fare sempre riferimento alla valutazione del medico che prescrive l'esame o del medico del Centro diagnostico-clinico, in quanto il periodo finestra potrebbe variare a seconda della tipologia del test utilizzato.
Tempistica consigliata dal presunto contagio:
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dopo 1 mese/1 mese e ½ : un risultato negativo dà tranquillità, mentre un risultato positivo permette di agire tempestivamente parlandone con il medico;
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dopo 3 mesi: il risultato ha un valore definitivo.
IMPORTANTE:
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Si consiglia di eseguire un test subito (senza aspettare uno o tre mesi) per stabilire se si era già sieropositivi, in particolare se si sono avuti in precedenza altri comportamenti a rischio.
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Un risultato positivo del test ELISA necessita sempre di un ulteriore esame detto ‘test di conferma’, più raffinato dal punto di vista laboratoristico, noto come “test Western Blot” (metodica più utilizzata), per una diagnosi certa.
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Un test ELISA negativo, dopo 3 mesi dall'ultimo evento a rischio, indica definitivamente che non è avvenuto il contagio. Un test ELISA positivo, confermato successivamente da un test Western Blot anch’esso positivo, indica definitivamente che è avvenuto il contagio.
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Esistono altri tipi di test di screening rapidi, al momento non autorizzati in Italia, che possono richiedere anche l’utilizzo di altri fluidi corporei (saliva, urine, …). Ciò che è importante è NON eseguire il test in solitudine (attraverso, ad esempio acquisti su internet o in centri di analisi dove il counselling adeguato non sia garantito), ma sempre supportati da personale sanitario.
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Mediamente una settimana. I tempi sono un po’ lunghi ed è quindi opportuno un counselling specifico durante l’attesa, quasi sempre garantito nei reparti di malattie infettive, nei centri di cura di M.S.T. (Malattie Sessualmente Trasmissibili) o I.S.T. (Infezioni Sessualmente Trasmissibili) o presso le associazioni che forniscono questo servizio: le fasi di ansia, stress, titubanze, dubbi sulla malattia, sugli esiti, sugli eventuali successivi percorsi sanitari non sono semplici da gestire da soli.
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Dovrai monitorare nel tempo le proprie condizioni di salute attraverso esami specifici periodici.
I principali esami sono:
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determinazione della carica virale nel sangue;
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conta dei linfociti T CD4+.
A seconda dei risultati, il medico potrà decidere se e quando è il caso di iniziare la terapia anti-HIV. Non è detto che vi sia bisogno di iniziare una terapia subito dopo un test HIV positivo.
Altri test importanti sono quelli di resistenza per sapere a quali farmaci i ceppi di HIV presenti nell'organismo sono sensibili e, quindi, servono a stabilire, nel caso fosse necessario, quale terapia adottare.
Sono numerose le evidenze scientifiche che consigliano un inizio precoce della terapia (in genere tra di 350 e 500 CD4+ o se la carica virale è maggiore di 100.000 copie per millilitro). In presenza di una complicazione correlata all’AIDS o di particolari coinfezioni, è invece raccomandato l’inizio immediato della terapia.
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A seconda del proprio stile di vita, è opportuno effettuare controlli periodici per essere sicuri di mantenere questo stato sierologico.
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Come già detto, sì! L’HIV è, almeno in Italia, un’infezione prevalentemente a trasmissione sessuale: questo spesso comporta imbarazzo nel parlarne. Inoltre, la tendenza generalizzata è legata alla falsa convinzione che si è estranei al problema. Capire e accettare che si tratta di un problema che riguarda tutti e sottoporsi allo screening periodico di malattie a trasmissione sessuale (tra cui l’HIV) nella popolazione sessualmente attiva (eterosessuale, omosessuale, bisessuale) è un comportamento intelligente, civico e responsabile che non deve necessariamente essere stimolato dal personale sanitario, deve essere spontaneo.
E’ meglio e più efficace eseguire il test HIV piuttosto che pensare se eseguirlo o no. Una diagnosi tardiva (spesso in stato di AIDS) e/o il tabù di non parlare dell’infezione da HIV e alla cultura del ’non mi riguarda’ o ‘non riguarda quella persona’ può compromettere seriamente il sistema immunitario, rendendo più difficile la scelta terapeutica, la sua efficacia e gli eventuali effetti collaterali della terapia. Inoltre, è anche una questione di salute pubblica.
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In caso di necessità, attualmente sono disponibili farmaci in grado di inibire la replicazione del virus, ritardare l'insorgere dell'AIDS e mantenere una buona qualità della vita. Infatti, oggi come oggi si parla dell’HIV come di un’infezione “cronicizzata” grazie al benefico dei farmaci.
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Se una persona è consapevole di essere sieropositiva, può prendere le misure opportune per evitare di contagiare altre persone.
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Alcuni tipi di vaccini richiedono particolari procedure se la persona è sieropositiva. Il medico deve essere dunque a conoscenza dello stato del paziente per non compromettere ulteriormente la sua salute. Lo stesso succede nel caso di importanti interventi chirurgici, poiché sollecitano oltre misura il sistema immunitario. L'intervento potrà così essere accuratamente programmato nell'interesse del paziente.
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L'alcol, il fumo e le droghe sono ancora più pericolosi per i sieropositivi, poiché debilitano ulteriormente il loro sistema immunitario.
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I sieropositivi devono fare più attenzione alla dieta e ad alimenti crudi che potrebbero essere pericolosi (si pensi alla salmonella e altri batteri, parassiti intestinali, altri virus). Si raccomanda invece un'alimentazione sana, ricca di vitamine, proteine e calorie.
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Chi viaggia in paesi dalle condizioni igieniche carenti, soprattutto nei tropici, è esposto a un elevato rischio d’infezione.
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I sieropositivi dovrebbero prendere solo le medicine prescritte dal medico, a causa dei possibili effetti collaterali dovuti, anche ma non solo, alle interazioni con altri farmaci.
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Gli sforzi fisici intensi e lo stress, ma anche i bagni di sole o le esposizioni al solarium, possono interferire con il funzionamento del sistema immunitario.
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Come previsto dalla legge 135/90, si dovrebbe eseguire gratuitamente, anonimamente e senza impegnativa del medico:
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nei Reparti di Malattie Infettive degli Ospedali pubblici;
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nei Centri di cura delle M.S.T. (Malattie Sessualmente Trasmissibili) o I.S.T. (Infezioni Sessualmente Trasmissibili);
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nelle strutture pubbliche dove si eseguono prelievi.
Anche quando il test non è anonimo, è strettamente confidenziale, cioè il nome non viene pubblicizzato in alcun modo. Inoltre, questo tipo di test è diffusissimo e un qualunque centro di analisi (pubblico e privato), non necessariamente specializzato in infettivologia, è in grado di effettuarlo, anche se, come ribadito in precedenza, si consiglia di recarsi presso strutture (in genere quelle publiche) che abbiano un percorso di counselling. Il costo di un test HIV in un centro analisi privato si aggira sui 15-20 Euro.
Consulta:
www.anlaids.org sezione ‘Dove fare il test’
www.poloinformativohiv.it sezione ‘centri test italiani’
In alternativa, telefona:
- al Telefono Verde AIDS dell'Istituto Superiore di Sanità (800 861 061) attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 13.00 alle ore 18.00;
- alle sedi locali della LILA (Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS) – riferimenti su www.lila.it
- alle sedi locali dell'ANLAIDS: Associazione Nazionale per la lotta contro l’AIDS – riferimenti su www.anlaids.org
Esistono, inoltre, numerose iniziative locali (comunali, regionali, di associazioni) che forniscono informazioni specifiche.
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Nei liquidi biologici (sangue, liquido seminale, secrezioni vaginali o anali, latte materno) di una persona sieropositiva, che quindi ne è portatrice.
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Attraverso microlesioni della bocca, della vagina, dell'ano, oppure lacerazioni della pelle e di tessuti particolari (presenti nell’occhio o nella parte interna del naso) raggiungendo così il flusso sanguigno e infettando. Le donne, nelle varie fasi della gravidanza, se non adeguatamente in terapia, possono trasmettere il virus al proprio bambino. L'allattamento al seno trasmettere il virus.
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L'infezione si acquisisce tramite comportamenti specifici. In particolare:
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attraverso rapporti sessuali non protetti (senza l’utilizzo del preservativo) con partner sieropositivo;
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condividendo aghi o strumenti per l'iniezione, ad esempio, di sostanze stupefacenti, steroidi, ecc…...
La si evita attraverso comportamenti conseguenti. In generale:
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utilizzando il preservativo nei rapporti sessuali;
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non condividendo con altre persone aghi/strumenti che lacerino i tessuti;
Conoscere il proprio stato sierologico, fare dei controlli periodici ed intervenire, laddove necessario, con terapie mediche adeguate è un comportamento responsabile per se stessi e per gli altri.
L'HIV non si acquisisce toccando o abbracciando una persona sieropositiva, utilizzando o condividendo con lui/lei le stesse tazze, bicchieri, posate o il telefono, andando con lui/lei in luoghi come piscine o bagni pubblici, attraverso morsi di insetto. Non si trova nell'aria o negli alimenti. Attualmente è molto improbabile acquisire l'HIV attraverso trasfusioni di sangue sia negli Stati Uniti che nell'Europa occidentale a causa dei severi controlli delle autorità sanitarie.
Sono numerosi i siti web che forniscono informazioni su prevenzione e comportamenti a rischio. In particolare segnaliamo il sito www.helpaids.it e le help-line della LILA e di ANLAIDS (i numeri sono disponibili su www.lila.it e www.anlaids.org)
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