Ancor oggi esistono molti miti sull’infezione da HIV, sui rischi di contagio e, soprattutto, sembra generalizzata l’idea che sia un problema che riguarda ‘solo gli altri’. La mancanza di informazione grava sulla disposizione psicologica a sottoporsi al test e aumenta la paura di dover affrontare questa problematica. Il “non sapere” comporta spesso danni peggiori, a volte irreparabili, rispetto al trauma che “il sapere” può destare inizialmente, trauma che la stessa conoscenza del problema aiuta poi a superare.
Si stima che la maggior parte dei nuovi casi di infezioni sono trasmesse da persone che non conosco il proprio stato sierologico. Chiunque abbia avuto sesso non protetto con una persona HIV positiva (o che non sappia di esserlo), che abbia scambiato siringhe, che sia stato sottoposto a un piercing o a un tatuaggio, o che abbia avuto contatto con sangue o emoderivati, anche per motivi professionali, è a rischio di aver contratto l’HIV e di contagiare altre persone, soprattutto se non lo sa di se stesso.
L’epidemia dell’HIV continua a colpire in tutto il mondo. In Italia vivono 150 mila persone con HIV/AIDS e si stima che i nuovi contagi siano di 4 – 5 mila all’anno. L’aspetto più grave, almeno nel nostro paese, è che la maggior parte dei cittadini non sa come prevenire l’infezione da HIV e vi è, tutt’oggi, molta disinformazione al riguardo.
Conoscere lo stato sierologico del partner sessuale è importante, anche se appare in salute.
Conosci con certezza la storia intima di tutti i tuoi partner? Per quanto riguarda la sessualità, se sei HIV negativo e monogamo in relazione con un’altra persona HIV negativa, non esiste, virtualmente, il rischio di contrarre l’HIV. Ma fintanto che ambedue non fate il test, non vi è garanzia che siete HIV negativi. Anche perché il contagio potrebbe essere avvenuto tramite un altro tipo di esposizione (professionale, siringhe infette, tatuaggio, piercing).
Attualmente il medico deve chiederti se vuoi essere sottoposto al test dell’HIV. Non esiste alcuna legge che lo imponga, ma sarebbe opportuno che alla prima occasione sia tu a proporlo al medico.
La decisione di fare il test spetta solo a te. Ma ricorda che se non lo fai e sei HIV positivo, non solo fai del male a te stesso ma rischi di contagiare altre persone.
Nessun operatore che contatterai nel centro clinico ove fai il test potrà, in nessun caso, fornire a nessuno dati sulla tua salute.
La popolazione maggiormente colpita negli ultimi anni è quella oltre i 50 anni. Ciò si deve al miglioramento della qualità di vita e alle false credenze sulla vita sessuale delle persone mature. Attualmente non si riesce a stimare la quantità di persone oltre i 50 anni con HIV in quanto non si sottopongono al test. In altre parole, il test per l’HIV non è solo per i giovani.
Ricorda sempre che dall’ultima esposizione o situazione a rischio di contrarre l’HIV, passano da due settimane ad alcuni mesi prima che il risultato sia certo. Gli anticorpi del virus hanno bisogno di un certo tempo per essere riscontrabili nel test. Devi sottoporti ad un altro test ogni volta che sei stato in una situazione a rischio.
Infatti l’attesa del risultato può destare ansia e preoccupazione. Cerca di condividere questo periodo con una persona di fiducia che ti possa offrire appoggio morale e psicologico. I centri AIDS offrono un servizio di psicologi che ti possono sostenere. Ci sono anche associazioni sparse sul territorio italiano a cui ti puoi rivolgere per parlare del tuo problema. Ad ogni modo, aggrappati all’idea che hai intrapreso un percorso necessario, utile e soprattutto efficace per la tutela della tua salute.
Sapere il tuo stato sierologico in tempo, cioè, prima che il sistema immunitario sia troppo indebolito, ti permette di usare gli strumenti che la scienza ha messo a disposizione in 26 anni di ricerca. Se lo sai in tempo, probabilmente non avrai bisogno di iniziare subito una terapia. Sarà il medico, a seconda della tua situazione, a proporti l’eventualità di una terapia. Oggi, i farmaci contro l’HIV permettono di lottare efficacemente contro l’infezione prevenendo le malattie che ne derivano e avere una buona qualità della vita. Convivere bene con l’HIV richiede una collaborazione costante con il medico per verificare l’andamento del tuo stato di salute. Milioni di persone convivono con l’HIV per un periodo lunghissimo e continuano ad avere uno stato di salute stabile con il supporto dei medici.
Non abbassare la guardia! Se il tasso di mortalità da AIDS è diminuito è stato grazie alla terapia antiretrovirale e al fatto che possa essere prescritta in tempo utile, prima che il danno immunologico sia irreparabile. Uno dei gravi problemi nel nostro paese è che oltre il 60% delle persone che scoprono di essere HIV positive hanno già l’AIDS conclamato e si presentano nei centri clinici solo quando hanno una infezione opportunistica ed un livello di CD4 al di sotto dei livelli di guardia. Non morire più di AIDS non è un fatto automatico. Anzi, implica una presa di coscienza e il proprio intervento che comincia con il conoscere il proprio stato sierologico in tempo utile.
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